Inter-Napoli, la presentazione

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“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”: può forse sembrare eccessivo citare il Tancredi di Tomasi di Lampedusa eppure è proprio quello che sta succedendo a Napoli dal giorno successivo alla sconfitta casalinga con il Como. Può cambiare la guida tecnica, mentre rimane pressoché com’era l’organico della squadra ma ciò che non cambierà mai è la variabilità dell’umore del popolo e dell’intero ambiente partenopeo dinanzi a ciò che accade agli azzurri.

Il Napoli ha fallito, sostanzialmente con merito, l’esordio casalingo, il suo leader tecnico e carismatico Scott McTominay mancherà per un bel po’ di giornate  e con l’Inter campione d’Italia e l’Arsenal  campione di Inghilterra (e ad un rigore dalla Champions) alle porte è partito il de profundis: viste Como e Roma sarà impossibile arrivare in Champions, e con Atalanta, Juve e Milan rinforzate dal mercato, sarà dura persino arrivare anche in Europa per questa squadra, sarà un’altra annata come quella di Garcia, De Laurentiis non ha fatto mercato perché vuole vendere…e chi più ne ha più ne metta.

Max Allegri ha provato a rasserenare il clima, riportando l’attenzione sul campo, lì dove contro il Como in realtà si sono visti errori tecnici gravi che hanno di fatto consegnato i tre punti ai lariani: sarebbe bastato molto poco per evitare il ko e non dare la stura a tutte queste critiche preventiva, ma questo è il calcio e questa è Napoli, facile a deprimersi alla prima sconfitta e pronta ad esaltarsi non appena le cose gireranno per il verso giusto.

Sia chiaro, anche il miglior Napoli potrà uscire sconfitto da San Siro e dall’esordio in Champions contro i Gunners, perché in campo ci sono anche gli avversari e agli azzurri il calendario ha portato in dote due incroci da brivido a distanza ravvicinata. Ciò che importa però è che il Napoli li affronti da grande squadra quale senza dubbio è, pur priva del suo condottiero che, in particolare, contro i nerazzurri è sempre risultato decisivo.

Va detto che lo scorso anno l’Inter pur dominando il campionato, ha fatto una fatica enorme negli scontri diretti. Max Allegri con il suo Milan ha vinto entrambi i derby, dunque almeno da un punto di vista statistico ci sono delle buone premesse.

I dubbi riguardano lo schieramento del Napoli: Allegri manterrà il 4-3-3 sostituendo McTominay con De Bruyne o Vergara e magari riportando in campo Spinazzola per Olivera e Alisson per Lang, o cambierà sistema tattico? Guardano un po’ la storia del mister livornese, non è impensabile immaginare un Napoli mettersi a specchio dell’Inter con il medesimo 3-5-2 per non dare superiorità al forte centrocampo nerazzurro dove l’ex Zielinsky compone con Chalanoglu e Barella un trio tecnico e fisico di prim’ordine.

In ogni caso il Napoli dovrà essere bravo a limitare le scorribande di Di Marco sull’out mancino e la morsa Di Lorenzo-Politano, entrambi compagni in azzurro, dovrebbe essere una soluzione ideale per frenare il mancino interista. Sull’altra fascia invece Alisson Santos ha la chance di minare le sicurezze di Diouf che non pare essere un fulmine di guerra in fase di non possesso.

In assenza di Mctominay il Napoli non può permettersi un’altra versione scialba di Anguissa come quella vista sia a Genova sia soprattutto domenica scorsa contro il Como: è vero che Frank è l’unico centrocampista fisico in rosa, ma se le sue condizioni fisiche sono ancora deficitarie, Allegri potrebbe virare su un centrocampo leggero ma tecnico con Lobotka, Gilmour e il prescelto tra Vergara e De Bruyne. Già, queste sono proprio le partite in cui la classe e l’esperienza di KDB possono fare la differenza e la Scala del Calcio ha tutto per essere il palcoscenico ideale per la recita del fuoriclasse.

Bisognerà poi sperare che Lautaro Martinez sconti ancora un po’ le fatiche post mondiale: non che Thuram, Pio Esposito e Bonny siano agnellini, la il Toro in serie A è un attaccante che sposta gli equilibri e dunque a Rrhamani e compagni non saranno concesse distrazioni che altrimenti a questi livelli si pagano caramente, come Diao, Baturina e Douvikas insegnano.

Dunque servirà una notte da gladiatori, di ardore agonistico, di concentrazione feroce e di voglia di giocarsela faccia a faccia contro i campioni d’Italia. Hojlund, De Bruyne, Alisson e compagnia hanno qualità e talento per illuminare San Siro. Non è più tempo di perdersi in disquisizioni tra giochisti e risultatisti, a Milano ci vuole il coraggio di andarsi a prendere la partita: non ce ne voglia Don Abbondio, ma il coraggio se uno non ce l’ha, deve trovare il modo di andarlo a cercare.

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