Il Mattino. Conte e Napoli, storia di un addio

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Panchine girevoli, così in prima pagina Il Mattino. In apertura delle pagine sportive del quotidiano partenopeo il focus sull’addio di mister Conte e del suo staff. Seguono i passaggi della “ricostruzione” e del programa odierno e delle ultime ore a cura di Pino Taormina. Domenica, alle 18, ultima di campionato con l’Udinese. Il congedo, nuovamente in Champions, e il saluto di Antonio.

Due giorni, due notti. Ma non è cambiato nulla. Conte ha deciso: lui non bada alla forma ma solo alla sostanza. E gli altri si adeguino. Se ne va, non c’è nulla da fare, non ci sono dubbi.  Neppure uno straccio di dilemma, un 0,1 per cento di inutile speranza. Non ha più energie per portare avanti il suo ciclo a Napoli. Voleva gettare le basi, ci è riuscito. Missione compiuta, abbandona da vincitore, come abbiamo scritto ieri. Inutile credere che la famiglia o Lele Oriali o il fratello Gianluca o i fedelissimi dello staff tecnico possano esercitare chissà quali pressioni per spingerlo alla più incredibile delle retromarce della storia del calcio: magari ci proveranno ma nessuno riuscirà a convincerlo. D’altronde, ha tenuto tutto dentro di sé per qualche settimana. Giocando a nascondino con i suoi pensieri, depistando e lasciando intendere che poteva anche restare. E con De Laurentiis che ha sperato in un ripensamento. Nulla da fare, ha detto al presidente che andrà via. E lo farà. Quello tra lui e il Napoli stato un matrimonio principesco: spese sontuose e risultati indimenticabili. Ma non sarà sfarzoso il divorzio. Perché Conte rinuncia al terzo anno di ingaggio (per sé i il suo staff) e ha già raggiunto un’intesa per la risoluzione consensuale del contratto. Si sa che le separazioni sono una faccenda amara e dolorosa: ma in questo caso, non si bada al denaro, non ci sono buonuscite o penali. Né Conte né De Laurentiis dimenticano l’amore che si sono scambiati: sarà una specie di gentlemen agreement, una stretta di mano e via. Ognuno per la propria strada. Mai come nei due anni di Conte, De Laurentiis ha rispettato quello che recitavano gli accordi con il proprio allenatore: ha lasciato carta bianca nella gestione sportiva, nella comunicazione e nel controllo di Castel Volturno. Se non è intervenuto durante la stagione è proprio per rispettare l’accordo con Conte. Ha parlato a Los Angeles, ma in un contesto speciale

La giornata. Oggi troverà la squadra a Castel Volturno. Probabilmente è arrivato il momento di dire ai giocatori quello che hanno saputo in queste ore: non ha più senso giocare con il futuro, palleggiare con le parole. Il mistero è svanito: è finita un’era. Quella di Conte. Prima di dirsi addio, Di Lorenzo e il tecnico hanno deciso persino di organizzare una braciata a Castel Volturno. Lo faranno domani.

Il futuro sospeso. Ha trascorso ancora una giornata in città, in queste ore è voluto anche andare nella sua villa sul lago di Como: ha incontrato anche informalmente il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e il direttore generale del Comune, Pasquale Granata. Non si sa cosa farà: la Nazionale è un’opzione, ma sembra ormai destinata a Mancini. E comunque, se la missione è il Mondiale del 2030, fa fatica a vedersi 4 anni da ct. E allora? Aspetterà. In Italia solo il Milan o la Roma sono opzioni. Poi, ovvio, se Spalletti si dovesse dimettere, diventerebbe la Juventus una possibile alternativa. Ma per adesso, sarà Lecce la prima destinazione. A casa dei suoi familiari. Saranno giorni particolari, con la solita corsa per conoscere storie e retroscena che potrebbero far pensare a un clima da tregenda, a corridoi in penombra, a macchinazioni mefistofeliche, a lunghi coltelli a Castel Volturno. È soltanto un matrimonio che finisce. E non ci saranno scene di panico: un addio da buoni amici. 

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