Il difetto-mercato e l’ostinazione di Sarri

Gabbiadini c’è, ma non si vede. E il problema è che non si vede manco Callejon. Che pure c’è, ma è disperso da una parte e quando a tratti ricompare ha il destro assai confuso. Conclusione: il Napoli nasconde spesso la palla a quelli del Besiktas, però non gli dà mai problemi seri. Certo, palleggia che a volte è anche un piacere stare là a guardare, ma alla fine il suo merletto serve a poco. Insomma, con tutto l’affetto per il signorino Gabbiadini che non si sa perché vuol fare per forza il centravanti e non l’esterno (e purtroppo c’è anche chi in questo l’asseconda), la storia si ripete: il Napoli perso “core ‘ngrato due” e per un accidente anche il suo sostituto, non ha più chi la butta dentro per ruolo e per contratto e per raddrizzare la serata deve chiedere un favore al mancino elegante d’un centrocampista che è pure il suo capitano. Cosicché paradossalmente poteva andare peggio. Nel senso che la quota fissa di fesserie della difesa – ieri era di turno il signor Koulibaly, ma anche Maksimovic non ha voluto far mancare il suo contributo col rigore – ha regalato agli avversari un palo e un rigore che ha fatto temere un’altra malanotte. Insomma, solite cose: Napoli che palleggia, che fa una fatica nera a tener lontano da Reina gli avversari, che non si sottrae alla voglia di tenere il pallone al piede e la partita in mano, ma anche Napoli che poi non fa paura là davanti e che là dietro sbaglia appena può sbagliare.
Ecco – anche se il pari turco non è da buttar via – il problema è proprio questo. E’ che l’impressione, per niente rassicurante, è che tutto quello che ha fatto ieri sera sia il massimo di quello che riesce e che può fare adesso. Fosse così davvero, significherebbe che il Napoli che rioffre buone prestazioni ma non vince, sta scontando due difetti gravi: uno di mercato – ovvero il mancato ingaggio di un vice attaccante vero – e l’altro di gestione. Cioè di ostinazione. Cioè di estremismo tattico, visto che con Higuain o senza, con Milik o senza, con Gabbiadini o senza il disegno è sempre quello: immutabile ed eterno. Ma questa notte turca si porta dietro anche un altro paio di riflessioni. La prima si chiama – o si richiama – Manolo Gabbiadini. Ebbene, se questo era un altro esame per far cambiare idea a chi vorrebbe cederlo a gennaio, quest’ultima sostituzione potrebbe diventare appiccicosa come un timbro sul passaporto. L’altra riguarda la formazione messa in campo in avvio di gara: dieci vecchi azzurri e un solo nome nuovo: Maksimovic, ma solo perché Albiol ha dei problemi. E allora delle due l’una: o si poteva fare a meno di spendere in estate tanti soldi, oppure il signor Sarri oltre a Gabbiadini ha ribocciato pure la campagna acquisti mettendosi un’altra volta di traverso con il club.

fonte: Francesco Marolda per il Corriere dello Sport – edizione Campania (2 novembre 2016)

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