
E’ in rampa di lancio. Una nuova rigenerazione del roster, per un indiziato e già attenzionato, Maurizio Sarri, il “giovane-vecchio” (del ’59, esordio in Serie A ad Empoli nel 2014). Lang come esempio: torna, e va valorizzato come tutto l’organico. L’uomo di Figline Valdarno, ma nato a Bagnoli, arrivò al Napoli, dopo il biennio Rafa Benitez. Allan a parte, giunsero pochi rinforzi determinanti per quel 2015 e per gli anni successivi. Fu rimodellato il gruppo made in Rafa, con aggiustamenti tattici dopo il primo ciclo di gare senza equilibrio e con un Insigne-trequartista: si passò al 4-3-3 e nacque “il Napoli della grande bellezza“. Del triennio sarriano senza trofei – proseguiti dall’anno e mezzo ancelottiano, nuovamente all’asciutto – fatto di 2 partecipazioni di fila alla Champions League, l’Europa che conta, frutto di due secondi posti e un terzo. Eredita la squadra di Don Rafè in Europa League, conclude secondo in campionato e ci va di diritto in UCL: dopo la seconda stagione partenopea, da terzo, se la vede con il Nizza vincendo il preliminare di Champions. Alla terza stagione, secondo posto (il famoso Scudetto perso in Albergo…), poi va al Chelsea. Tre qualificazioni consecutive in Champions nel “palmares”, non le ha fatte nessuno nella storia della “squadra del cuore”; 2 di fila per Spalletti e Conte che però hanno vinto gli scudetti dell’era De Laurentiis, in più con il salentino in panca Partenope è tornata ad alzare al cielo la Supercoppa, come fece Bigon in era maradoniana, e Benitez nell’attualità borchiata De Laurentiis. Se Conte fa primo o secondo, Sarri ti porta in Champions… sulla “carta”, fattispecie primordiale per il futuro azzurro anche in chiave qualificazione al prossimo Mondiale per Club del 2029 con l’Inter (Juve nel mirino).
Rigenerò il gruppo forgiato dallo spagnolo, venuto fuori dopo la cessione di Edi Cavani al PSG. Se, come appare, sarà Sarri 2.0 al Napoli, ci arriverà con in più, in bacheca, l’Europa League con il Chelsea, e lo scudetto juventino. E’ tornato alla Lazio, un anno e mezzo dopo, dando sempre più forza al suo staff, dei suoi fedelissimi, di quelli che lo hanno seguito nel dopo Napoli, e lo hanno atteso nei mesi senza il “sacrale” campo. Il Maestro, Il Comandante, per i suoi, a breve ex allenatore della Lazio e destinato al ritorno nella città dove è nato, e dove è diventato Grande, nel dopo Empoli. Ci torna quasi certamente, con una nuova mission. Con una nuova Champions da disputare, più ricca e maggiormente dispendiosa. La mission è la stessa di dieci anni fa: fare tanta strada nelle competizioni italiane e in Europa, e riottenere la Champions, l’unica faccenda che conta per qualsiasi club europeo. A Pisa, il congedo del Conte Azzurro, con i nerazzurri-toscani in casa l’ultima sarriana alla Lazio. Dopo Napoli-Udinese e Lazio-Pisa, si risolvono i contratti, sul piano formale, quelli di Antonio e Mau, due special a modo loro. Torna la ToscaNapoli, l’eredità è difficile, pesante e stimolante. Tutto ganzo per mister Maurizio e i suoi collaboratori, di ritorno al Napoli. Nuova rigenerazione e nuovi sogni nel cuore… buon ritiro nella sua casa al mare a San Benedeto Del Tronto, e poi Dimaro26 e Castello26, con il primo agosto (a mezzanotte scatta il Centenario) come elisir di lunga vita, e la tempra rafforzata dagli ultimi percorsi di vita e di professione. Sarà Sarri 2.0, salvo colpi di scena. Pronto un biennale con opzione sul terzo anno. Italiano e Roberto Mancini le eventuali alternative (Allegri solo se il Milan non va in Champions) se, difficilmente, salta il ritorno di mister Maurizio e dei sarriani, nel Golfo.
Cinque mesi fa, l’intervista a Radio TV Serie A. I passaggi del “nuovo Sarri”.
Sull’esordio più emozionante: “A Napoli, la città in cui sono nato. L’esordio è stato pieno di emozioni. La squadra che ho trovato era quella che avevo in mente, con quasi tutti i calciatori al posto giusto per innescare il meccanismo che volevo. È stato un calcio straordinario e divertente, per i calciatori da giocare, per me da allenare e per la gente da guardare. Non abbiamo vinto niente, ma è stato un viaggio bellissimo.”
Sul ritorno alla Lazio: “Sapevo che sarebbe stato un anno impegnativo, e in parte lo è stato molto di più di quanto pensassi. Cinque mesi difficilissimi sotto tutti i punti di vista: mercato chiuso, infortuni a valanga. Sono stati i 5 mesi più difficili della mia vita, ma anche molto divertenti sotto certi punti di vista, perché ho un gruppo che esegue. Le difficoltà sono nostre, dello staff, se condividi troppo diventano un alibi e non bisogna averne.”
Sui colleghi allenatori in Serie A: “C’è un bel mix fatto da allenatori di esperienza e di ragazzi che stanno cercando di emergere. Cesc, ad esempio, ha un’intelligenza superiore alla media, grande conoscitore di calcio. Penso sia un predestinato. A me piace molto anche Grosso. Ci sono tanti ragazzi che possono avere un futuro importante.”
Sulla passione per il calcio: “Il calcio mi diverte, a patto che ci siano un gruppo disponibile e una cultura del lavoro. Andare a casa la sera e pensare ‘che bello l’allenamento di oggi’ a volte mi dà più gusto che vincere una partita. In questo periodo, stiamo costruendo un bel gruppo sia dal punto di vista umano che caratteriale.”
Sarrismo?:“Il gioco di un allenatore è un’ipotesi e poi ci si deve confrontare con quelle che sono le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Non sarà mai lo stesso. Certe caratteristiche bisogna esaltarle e non portarle verso quello che dà più gusto a te. Nessuna squadra che ho avuto in seguito poteva giocare il calcio di quel Napoli.”
Da gazzetta.it. Sarri-Napoli e il ritorno che si avvicina: “Quei tre anni lì non li scambierei con nessun trofeo”
La voglia di risolvere un conto in sospeso, quella vittoria mai arrivata, è enorme. Così come il sentimento che lega Maurizio Sarri alla città di Napoli e al Napoli. Dall’altro lato, però, c’è un po’ di timore. – si legge sulla versione on line de La Gazzetta Dello Sport, a firma di Salvatore Malfitano – La classica inquietudine di chi sa che a volte i ricordi, anche se dolcissimi, non hanno correlazione col presente e per questo possono giocare brutti scherzi. Sensazioni che l’allenatore aveva descritto un anno fa proprio di questi tempi, poche settimane prima di firmare nuovamente con la Lazio. Sarri, infatti, aveva accettato con piacere e disponibilità di scrivere la prefazione al libro “Storia del Napoli” – edito da Diarkos e uscito lo scorso 20 giugno che racchiude l’epopea della società dagli albori di inizio Novecento al quarto scudetto. “Un ritorno sarebbe bello, ma come ogni ritorno rischia di essere deludente, per quanto intensa sarebbe l’emozione di ritrovarsi. Ma quei tre anni non li scambierei con nessun trofeo. Se mi chiedono perché sia rimasto così nel cuore dei napoletani, la risposta è semplice: è perché loro sono rimasti nel mio. È sempre stato un rapporto alla pari. Anzi, sono certo di aver ricevuto molto di più di quanto sia riuscito a dare”. Nella prefazione, Sarri definisce Napoli “un bagno d’amore”, “un luogo magico in cui la squadra si cala appieno nel contesto e ne assorbe le caratteristiche”. E dopo aver girato l’Italia e aver avuto successo anche in Inghilterra, il tecnico è certo che “non esista niente di simile al mondo”. Proprio come nelle storie d’amore tormentate ma tenere, Sarri ha guardato il Napoli da lontano mentre vinceva due scudetti in tre anni e si era detto “molto felice”. Questo perché, per usare una citazione suggestiva proprio dell’allenatore nella prefazione, “non siamo andati da nessuna parte, ma è stato un viaggio meraviglioso”. Chissà se un anno dopo, il Napoli e Sarri saranno pronti a ritrovarsi.




