Genoa-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Potranno togliere tutto a questo Napoli, ma non riusciranno a strappargli il cuore.
Il pomeriggio di Marassi é il perfetto compendio di un’intera stagione: il Napoli si fa del male da solo, si rialza, si inabissa vittima della sfortuna e dell’ennesimo arbitraggio imbarazzante, ma resiste e rialza la testa con il ghigno dei campioni d’Italia che non vogliono scucirsi lo scudetto dalle maglie, non in una notte genovese con la pioggia che aggiunge un po’ di epica alla vittoria.
In un’annata sciagurata come questa può accadere che uno dei migliori difensori italiani perda completamente la bussola e regali due gol agli avversari. Può capitare che il miglior giocatore del campionato, l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi in questi tempi di disgrazie continue finisca per capitolare alla sfortuna, dopo aver ribaltato la partita praticamente da solo. Può capitare che quello che viene descritto e propinato  come uno dei migliori arbitri italiani non indovini un fischio, un cartellino e ti costringa anche a giocare in 10. E però poi  c’è quella cosa lì che non hanno tutti, quella cosa che sta sotto le costole e batte all’impazzata per  ricordarti che si può sempre andare oltre ogni ostacolo.
E così il Napoli torna da Genova con tre punti non d’oro, ma di platino che dicono che questa squadra rabberciata, affaticata, a tratti confusa e autolesionista può guardare al futuro senza porsi limiti.

Adesso, chiaramente,  bisognerà accendere tutti i lumi e le candele, rivolgersi a Santi e Madonne,  prendere i rosari e recitare ogni giaculatoria e preghiera per far sì che Scott McTominay non abbia nulla di grave e possa essere presto abile e arruolabile. Anche ieri lo scozzese, semmai ce ne fosse ancora bisogno, ha dimostrato di essere in grado di prendersi sulle spalle l’intera squadra, riuscendo in soli due minuti, con due giocate da fuoriclasse, a rimettere in piedi la partita.

La partita ha però detto anche che il Napoli  continua ad avere dei momenti di  vuoto preoccupante. Prendere un rigore contro come quello che ha preso il Napoli dopo 10 secondi di gara é allucinante per una  qualunque squadra di Serie A, é fantascienza per una squadra di Antonio Conte.
Non sarebbe giusto buttare la croce addosso ad Alessandro Buongiorno, ma resta un mistero l’involuzione tecnica e psicologica del centrale della Nazionale che non può essere motivata solo con la posizione in campo. Il ritorno di Rrhamani é stato importante ma la squalifica di Juan Jesus impone a Conte di recuperare Buongiorno in fretta e furia perché contro la Roma non ci si potrà permettere ulteriori black-out e in ogni caso dalla solidità difensiva passano gran parte delle speranze azzurre di raggiungere il piazzamento Champions.
Va comunque dato atto a questa squadra che sta compiendo miracoli considerando le forze a disposizione. Conte sta affrontando una continua emergenza eppure, con pochi uomini utilizzabili, sta tirando fuori il massimo da ognuno.
Antonio Vergara, come era stato facile prevedere, é apparso un po’ sotto tono alla prova del nove,  dopo due partite scintillanti, eppure all’ultimo respiro ha trovato il modo per risultare decisivo. Elmas e Lobotka sono stati incredibili per abnegazione e spirito di sacrificio, Rasmus Hojlund ha ritrovato finalmente il gol in campionato con una doppietta che pesa tantissimo anche se con quel rigore finale ha rischiato di avere parecchi tifosi partenopei sulla coscienza. Ma nella pressione su Ostigard che lo ha costretto a concedere il corner decisivo al minuto 94 c’è tutta la voglia di non mollare mai del danese e di tutta la squadra.
Giovane non é entrato bene in partita  e siamo sicuri che Antonio Conte saprà spiegargli in poche parole che in Serie A non si gioca con la leggerezza con cui si palleggia sulle spiagge brasiliane, le contingenze del match non hanno consentito a Lukaku di mettere qualche altro minuto nelle gambe, né ad Allison di esordire in maglia azzurra.
Poco male, perché tra due giorni si torna in campo e ci sarà bisogno di tutti quelli con un po’ di fiato e salute a disposizione. Il Napoli é atteso  da una sfida da dentro o fuori contro il Como bello, elegante, fresco e riposato.
Sarà, ma si fa fatica a non essere rapiti dall’orgoglio di questa ciurma di pirati brutti, sporchi e stanchi. Ma ancora tanto, tanto cattivi ed affamati.
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