Genoa-Napoli, la presentazione

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Il primo giorno di scuola regala sempre emozioni contrastanti: l’entusiasmo per una nuova avventura che parte e la preoccupazione di non essere pronti per quel che sarà.

Marassi dirà se il Napoli ha svolto diligentemente i compiti delle vacanze anche se c’è ancora una settimana per gli esami di riparazione. Unica delle prime quattro ad aver cambiato guida tecnica e unica pressoché delle venti squadre di A a non aver praticamente fatto mercato (sempre al netto della settimana che manca alla chiusura) la centenaria figlia di Partenope si lancia nella mischia del campionato con qualche dubbio di troppo.
Il primo ovviamente é legato al nome del nuovo condottiero: riuscirà Max Allegri a dimenticare le ultime negative stagioni e riproporre un’idea di gioco più moderna e offensiva di quella vista in rossonero e negli ultimi anni bianconeri? Il materiale a disposizione in azzurro, soprattutto dal centrocampo in su, é di prima qualità e di ottima varietà, ed il tecnico toscano dovrà essere bravo a ruotare gli interpreti garantendo al Napoli sempre freschezza e fluidità di manovra che spesso sono mancate nella scorsa stagione.
Max ha già dimostrato nella sua prima esperienza juventina di essere in grado di raccogliere alla grande l’eredità di Antonio Conte: non é un lavoro semplice, il tecnico salentino é solito lasciare squadre fiaccate nel fisico e nella testa, ma se si possono nutrire legittimi dubbi sul gioco che Allegri propone con le sue squadre, non se ne possono avere sulle sue doti di gestore di spogliatoi e presidenti. Il tecnico toscano ha allenato tanti fuoriclasse ed é sempre riuscito ad essere in sintonia con la squadra, e uno che ha saputo tenere testa a Cellino, Agnelli e Berlusconi saprà confrontarsi anche con De Laurentiis che probabilmente lo ha scelto per queste sue doti e per il suo essere aziendalista (provate a immaginare i mal di pancia di Conte con un mercato simile a quello di quest’anno…).
Qualche ansia invece traspare nel leggere lo storico dei centrali difensivi azzurri: con Buongiorno e Marianucci già in infermeria (e non per poco), Beukema ancora acciaccato, si é deciso di salutare un leader carismatico come Juan Jesus, per far arrivare dal Chelsea Badiashile, reduce da due anni di infortuni e di riportare a casa Rafa Marin che per il calcio italiano resta ancora un’incognita. Considerando che il pilastro Rrhamani va per i 33 e negli ultimi anni spesso ha marcato visita, bisognerà accendere un cero alla Madonna e pregare.
Allegri riparte dal 4-3-3, modulo che meglio sembra adattarsi alla rosa azzurra e ai tanti esterni a disposizione e all’assenza di una vera seconda punta da affiancare a Hojlund. L’incognita resta il ruolo di De Bruyne (“I giocatori forti possono giocare ovunque dice Allegri”) che non sembra avere più la gamba per giocare da mezzala e quindi al massimo potrebbe giocare al posto di un esterno più stretto dietro la prima punta.
Sono discorsi molto teorici anche perché l’ultima settimana di mercato potrebbe se non stravolgere, quantomeno modificare l’assetto degli azzurri.
In tutto ciò l’inizio di campionato si prospetta tutt’altro che semplice: Genoa, Como,  Inter, Bologna e Fiorentina una dopo l’altra diranno subito se il Napoli ha la caratura della fuoriserie o se dovremo prepararci ad una stagione di sofferenza.
La trasferta di Marassi è il classico esordio ostico, nella tana di una tifoseria appassionata e contro una squadra che fa del dinamismo e dell’aggressione uomo su uomo il proprio credo. Bisognerà avere subito il coraggio di mettere in chiaro le cose e imporre la superiorità tecnica a centrocampo, non avendo paura di uscire palla al piede sotto l’altrui pressione e senza rifugiarsi nella palla lunga sul centravanti.
Insomma Allegri é chiamato subito a dimostrare di essere venuto a Napoli per svoltare e per adattarsi ad una squadra che ha nel suo dna l’idea di dominare il gioco e non per infettare la maglia azzurra di paura, calcio semplice e filologia del corto muso.
Lasciare a Norton-Cuffy e Ellertson la possibilità di volare sulle fasce e a Baldanzi di mettere la sua imprevedibilità al servizio delle punte può essere pericoloso, dunque Lobotka e compagni dovranno sin dall’inizio prendere in mano le redini del gioco e consentire a Politano (il più informa nel pre-campionato) e Allison di non abbandonare il centravanti danese al suo destino.
McTominay non avrà ancora smaltito le fatiche mondiali ma sa sempre come essere letale e poi c’è una panchina (De Bruyne, Vergara, Lang, Lucca, Spinazzola, Giovane) da cui Allegri dovrà essere bravo a trarre frutti importanti per cambiare – ove necessario – la partita negli ultimi ‘30.
“Pe cient’anne” é il mantra di questa storica stagione: partite con i 3 punti e con una prova da grande squadra é il modo migliore per iniziare il cammino.
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