De Bruyne come Modric: Allegri vuole trattenere Kevin, sarà lui il leader del Napoli

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Gestori, li chiamano così, come se fosse un limite, peggio ancora un difetto, e non l’evoluzione di una specie – l’allenatore – per evitare di starsene lì solo a raccontarsi tra tridenti e diagonali. Mentre passeggia nella propria galleria dei ricordi, e via-via osserva i fotogrammi dei suoi quindici anni più recenti, Massimiliano Allegri può ripensare a se stesso, al proprio vissuto, ai trofei (sei scudetti, varie coppe) e a quel desiderio di riempiersi gli occhi che nell’ultima stagione Luka Modric ha sublimato. “È meraviglioso persino vederlo allenarsi…”, diceva Allegri. Nel Napoli che andrà plasmato a immagine e somiglianza del Conte Max, Kevin De Bruyne sarà luce e aria, volendo anche il sole, e quando si potrà parlarne pubblicamente – a risoluzione con il Milan avvenuta – si capirà cosa si nasconde oltre i blablabla degli schemi, delle ideologie, perché il talento non ha gabbie.  – si legge su gazzetta.it, a firma di Antonio Giordano – De Bruyne è l’esaltazione del calcio, nonostante quattro e mesi e mezzo d’infortunio, è un’eleganza universale che appartiene a chi di calcio vive, è lo stereotipo di una modernità che non conosce invecchiamento, è il “genio scaltro della bellezza che il tempo non sfiora” (canterebbe Fossati) e dalla quale Allegri si lascia conquistare. De Bruyne è il passaporto per varie interpretazioni – centrocampo a tre o rombo ma chiaramente anche altro – è fosforo da spargere per lasciarsi andare, è il leader alla Modric (nella diversità delle caratteristiche) a cui non è neanche necessario dare il pallone, però sarebbe sicuramente meglio concederlo.  De Bruyne è l’estasi e lo sussurra quel che è stata l’esistenza di questo fenomeno paranormale che il mondo l’ha conquistato a modo suo, con il fascino e l’aura che ha in sé, e consente di lasciarsi andare sulla Via Lattea della Champions o tra i protagonisti per lo scudetto. E però De Bruyne è anche un piccolo “caso” da risolvere, un dialogo da affrontare, una chiacchierata da allestire per cancellare le tossine emerse recentemente – pure quelle di Lukaku – e consegnate da De Laurentiis al proprio allenatore in pectore. “Hanno fatto delle dichiarazioni che possono essere condivisibili o accettabili, dipende dai punti di vista — ha detto –. Vedremo quando ci si metterà al lavoro cosa ci sarà da dirsi. E verificheremo le valutazioni del nuovo tecnico. E se dovranno andar via lo faranno, qual è il problema. È pieno di calciatori, il mondo”. Ma in quello di Allegri di De Bruyne ce ne sono sempre meno, rappresentano rarità che ingolosiscono, un’intelligenza viva con la quale dissetarsi. De Bruyne ci sta in ogni tipo di formula, è la rappresentazione di un modello dolcemente rassicurante, sgorga personalità e spessore caratteriale, e si trasforma in problema per chi un KDB non ce l’ha. Il Mondiale, poi il mercato, riusciranno a rendere meno opaco l’orizzonte ma in quel centrocampo c’è materia umana per gli amanti del gusto e finirà per esserci abbondanza da fondere con l’equilibrio: aspettando che si capisca cosa sarà di Anguissa, e chi diventerà il suo (eventuale) alter ego, c’è quel ventaglio di opzioni che Allegri osserva con ammirazione. E tra un Lobotka e un Gilmour per la regia, un McTominay per spaccare le partite, un Vergara per garantirsi un pizzico di freschezza, De Bruyne è l’esaltazione dei sensi. L’arte è potere seduttivo.

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