
La Champions League, per un cronista e tifoso del Napoli, non ha orari, distanze o fusi che tengano. Anche quando ti trovi dall’altra parte del mondo, il richiamo del Napoli arriva puntuale. A Koh Samui, in Thailandia, mentre in Italia erano le 21 di mercoledì, qui erano già le 2 di notte di un nuovo giorno. Un orario improbabile per una partita di calcio, ma non per chi ha il Napoli nel cuore. Addosso quella maglia azzurra cucita sulla pelle e con lo stemma dei 100 anni che brilla sotto le luci del locale. Davanti a me un grande schermo, intorno il rumore del pub, qualche tifoso, luci soffuse e quella strana sensazione di essere lontanissimo da casa e, allo stesso tempo, vicinissimo al Maradona. La foto che accompagna questo reportage racconta proprio quel momento: io davanti allo schermo, pronto a vivere ancora una volta novanta minuti azzurri, dall’altra parte del mondo.
La notte della Champions
C’era attesa. Tanta. In speciale modo dopo le ultime delusioni in campionato, la Champions sembrava poter rappresentare l’occasione per cambiare pagina. Il Maradona era pronto a vivere una notte europea e, anche a migliaia di chilometri di distanza, provavo a sentire quella stessa atmosfera. Ma fin dai primi minuti l’Arsenal ha fatto capire che sarebbe stata una notte complicata. La squadra di Arteta ha avuto più possesso, più personalità, più qualità nella gestione del pallone e diverse occasioni per passare in vantaggio. Il Napoli ha provato a resistere, affidandosi soprattutto alla compattezza e alla capacità di non concedere troppo.
Il Napoli resiste, io continuo a crederci
Davanti allo schermo, però, il tifoso prende il sopravvento sul giornalista. Ogni pallone recuperato diventa un piccolo sospiro di sollievo. Ogni ripartenza azzurra riaccende una speranza. Ogni minuto che passa senza gol dell’Arsenal alimenta la convinzione che, magari, questa partita possa essere portata dalla nostra parte. Il Napoli resiste. Meret, però, è costretto a fermarsi per un problema fisico e nella ripresa lascia il posto a Milinković-Savić. La porta azzurra cambia interprete, ma non cambia la tensione di una partita nella quale l’Arsenal continua a spingere. Il tempo scorre. 60 minuti. 65. 66. In quel pub di Koh Samui continuo a guardare lo schermo quasi senza parlare. Sono le 03 passate. La notte thailandese va avanti, ma per me esiste soltanto quel rettangolo verde.
Al 75’ il colpo che non volevo vedere
Poi arriva il momento che cambia la partita. Ødegaard riceve al limite dell’area e lascia partire un tiro violentissimo. La conclusione colpisce il palo alla destra di Milinković-Savić e finisce in rete. 0-1. Per qualche secondo resto fermo. È quel tipo di gol che fa male proprio perché arriva quando hai resistito per tanto tempo. Il Napoli aveva tenuto, aveva sofferto, aveva cercato di rimanere dentro la partita. Ma l’Arsenal trova la giocata del suo capitano e passa in vantaggio al 75’. Nel pub il rumore continua. Io, invece, sento soprattutto il silenzio dentro.
Troppo Arsenal, poco Napoli
La sconfitta, alla fine, racconta una differenza che non può essere ignorata. Troppo Arsenal per questo Napoli. Poco Napoli per questo inizio di Champions. Gli inglesi hanno mostrato maggiore qualità, intensità e capacità di comandare la partita. Il Napoli ha resistito a lungo, ma non è riuscito a costruire abbastanza per trasformare quella resistenza in una vera possibilità di vittoria. I dati della gara fotografano bene la superiorità dell’Arsenal, che ha prodotto numerose conclusioni e concesso pochissimo agli azzurri. Ed è proprio questo che, da tifoso, fa più male. Non tanto perdere contro un avversario forte. Quanto accorgersi che in questo momento il Napoli sembra ancora lontano dal livello necessario per competere davvero in una notte europea di questo peso.
Quando finisce la partita, resta l’amarezza
Il triplice fischio arriva mentre a Koh Samui è ormai notte fonda, quasi si scorge l’alba. Il pub è ormai in chiusura, spegne lo schermo e per qualche minuto rimango lì, con la delusione addosso. La Champions era arrivata come una possibilità di riscatto. Si trasforma invece nell’ennesima serata difficile di un periodo complicato. È la terza sconfitta consecutiva del Napoli e il momento non può più essere ignorato. Da giornalista provo ad analizzare. Da tifoso faccio più fatica. Perché quando perdi alle tre di notte, a migliaia di chilometri da Napoli, non ci sono statistiche che tengano. C’è soltanto quella sensazione di vuoto che accompagna ogni sconfitta.
Adesso bisogna ritrovare il Napoli
La stagione è ancora lunga, ma questo inizio è un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato. Servono gioco, energie, personalità. Serve ritrovare una squadra capace di imporre la propria identità e non soltanto di resistere. Il Napoli deve reagire. Perché la Champions è appena cominciata, ma tre sconfitte consecutive hanno già acceso una luce rossa sul percorso azzurro. E mentre lascio il pub di Koh Samui, con la notte thailandese ancora davanti a me, penso a una cosa semplice: essere tifoso del Napoli significa anche questo. Seguire la squadra dall’altra parte del mondo, alle due di notte, sperare fino all’ultimo minuto. E poi tornare a casa con il cuore pesante, aspettando già la prossima partita. Perché il Napoli, anche quando fa male, resta sempre il Napoli.




