Cremonese-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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C’è del calcio in Danimarca, e di amletico non c’è proprio nulla. Non c’è dilemma, c’e solo l’essere di un grande centravanti che si è caricato la squadra sulle sue giovani spalle di ventiduenne già uomo di mondo e l’ha condotta alla vittoria.

0-2 per chi chiama da fuori Napoli: tre successi consecutivi lontani dal fortino del Maradona, senza subire gol e senza concedere nulla agli avversari costituiscono tre indizi che fanno quasi una prova come direbbe l’Agatha regina del giallo. Per dire che il Napoli è definitivamente guarito dal mal di trasferta attendiamo il riscontro dell’Olimpico domenica prossima, ma gli azzurri allo Zini hanno dato un’ulteriore dimostrazione che la strada tracciata da Antonio Conte con la nuova veste tattica è quella giusta.
Il Napoli ha preso in mano le redini della partita sin dal primo minuto e non le ha mai mollate: come già accaduto contro Milan e Bologna a Riyad il punteggio avrebbe potuto essere ben più severo per gli avversari, perché gli azzurri hanno avuto almeno altre 4-5 occasioni per rimpinguare il bottino.
Poco male, anche perché dinanzi a cotanta produzione offensiva, la difesa non ha concesso praticamente nulla ai grigiorossi. Per la terza partita consecutiva Conte ha preferito l’esperienza di Juan Jesus alla rapidità e fisicità di Buongiorno, apparso in realtà sottotono nei due ko di Lisbona e Udine, mentre capitan Di Lorenzo riportato nel terzetto difensivo ha ritrovato fiducia  e solidità.
Ancora una volta Politano e Spinazzola (e poi Gutierrez) sulle fasce hanno svolto un lavoro encomiabile, mentre la partita di McTominay e Lobotka ha assunto le dimensioni del totale dominio in mezzo al campo. Lo slovacco ha diretto con la consueta maestria, Scott ha portato a spasso tutto il centrocampo cremonese con alcune accelerazioni palla al piede entusiasmanti.
Dopo i lampi abbacinanti della Supercoppa, David Neres ha veleggiato a Cremona senza il killer instinct mostrato in Arabia. A quello ci ha pensato Rasmus Hojlund, totalmente devastante con scatti a ripetizione che hanno fatto ammattire Baschirotto e compagni e con i due gol da predatore d’area consumato, per giunta con il piede “sbagliato”. Il danese sta marchiando a fuoco questa versione 2.0 del Napoli di Conte versione 2025-26 frutto dell’emergenza e delle intuizioni del tecnico leccese.
Non sarà facile per Romelu Lukaku riprendersi il posto in squadra anche perché Rasmus sta dimostrando grande feeling con i compagni e grande carisma nonostante la giovane età. Saranno finalmente inusuali problemi di abbondanza che Conte sarà felice di affrontare quando sarà il momento.
Per adesso si gode il suo centravanti totale ed una squadra che sta rapidamente plasmandosi a sua immagine e somiglianza.
Il 2025 si conclude in bellezza lasciando nella memoria due trofei e la certezza che il Napoli è il nuovo centro nevralgico del calcio italiano: proveranno a mettere i bastoni tra le ruote, magari con l’ausilio di cervellotiche riforme federali per impedire ai più virtuosi di operare sul mercato, quando da anni ci sono squadre iscritte al campionato pur sommerse dai debiti e con proprietà discutibili e ignote.
Il tutto, come di consueto,  per favorire le amate truppe cammellate calate da Milano e Torino alla volta di Partenope per cercare di realizzare una restaurazione dell’Ancien Règime.
Bazzecole per il popolo di Masaniello e delle Quattro Giornate che, all’occorrenza, potrebbe sempre reagire come Totò con il tenente Kessler: una sonora pernacchia vi seppellirà.
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