Coulibaly, trovato morto in strada. Lo ricorda la sua squadra

Issaka Coulibaly, 27 anni, originario del Togo lo scorso 25 novembre scorso è stato ritrovato senza vita in un capannone abbandonato in via Corelli a Milano. Nessun segno di violenza: era morto di freddo. Soltanto due mesi dopo, la squadra di calcio FcSant’Ambreus – la prima squadra formata da persone migranti e richiedenti asilo che milita in seconda categoria Figc (Federazione italiana gioco calcio) – ha ricostruito la sua storia: Coulibaly aveva giocato nella squadra milanese del «Piccione», iscritta al campionato di Seconda Categoria, proprio sui campi di via Corelli, nel ruolo di portiere e per qualche allenamento si era unito anche al Sant’Ambreus.

Va ricordato che persone senza dimora muoiono non solo d’inverno, ma tutti i mesi: secondo i dati della fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, nelle ultime quattro stagioni 79 persone senza una casa sono decedute d’inverno, 53 in primavera, altri 53 in estate e 60 in autunno.

Le persone decedute portavano con sé tutti i tratti di una grave emarginazione adulta fatta di grande sofferenza e di uno stato di degrado personale (volti o corpi affaticati, salute psico-fisica compromessa, stato di abbandono, isolamento relazionale); al 92% erano uomini, per due terzi stranieri e, dai dati raccolti, con una età media di 49 anni.

Il luogo di ritrovamento racconta che la causa principale non è il freddo: sempre secondo la fio.PSD grazie alla ricostruzione di chi conosceva le persone è stato possibile riscontrare che nel 60% dei casi si è trattato di incidente/violenza/suicidio e nel 40% per motivi di salute.

La strada è purtroppo ancora l’unica casa possibile per troppe persone in stato di bisogno” così ha commentato padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli dopo che a Roma nella giornata di mercoledì sono state ritrovate altre due persone morte per strada. Va “implementato e potenziato il sistema cittadino di accoglienza in favore di persone senza fissa dimora, ancora in troppi rischiano di morire di freddo e di stenti in città”. “E’ urgente stringere le maglie di una rete sociale per la presa in carico immediata di chi vive all’addiaccio. Le istituzioni pubbliche, in collaborazione con gli enti del Terzo Settore, devono presidiare i territori in maniera capillare e mettere in campo soluzioni durature e dignitose per i più fragili“. Un auspicio, quello di padre Ripamonti, sulle politiche sociali valido per ogni grande città.

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