Copenaghen-Napoli, l’analisi del giorno dopo

ADV
“C’è poco da parlare”
Già, Antonio, è difficile trovare le parole per commentare l’ennesima prestazione deludente del Napoli in Europa (e non solo) lontano dal Maradona.
Stavolta però i margini per recuperare sono molto risicati. Dopo tre sconfitte in altrettante uscite, la partita da vincere a tutti i costi, contro un avversario oggettivamente abbordabile,  porta in dote un misero punticino che confina gli azzurri sul cornicione, ad un passo da una precoce eliminazione che saprebbe tanto di clamorosa debacle.
Eppure tutto sembrava essersi messo per il verso giusto dopo la follia di Delaney che ha regalato al Napoli 55 minuti in superiorità numerica, subito capitalizzati dal vantaggio del solito McTominay.
Lì, con la partita in pugno, con un gol e un uomo di vantaggio, il Napoli ha invece deciso di offrire ai propri tifosi una delle peggiori esibizioni degli ultimi tempi.
Come ha onestamente riconosciuto Conte, non è serata per alibi e giustificazioni, “queste sono partite da portare a casa. Punto e basta”. E invece il punto non basta per niente, perché gli azzurri saranno costretti a battere il Chelsea mercoledì prossimo per sperare di restare in vita nella competizione e, calcoli alla mano, non è nemmeno detto che basterà.
La squadra però ha denotato ancora una volta gravissime lacune di personalità: l’importanza della posta in palio era nota a tutti ed il divario tecnico (e numerico) avrebbe dovuto condurre il Napoli ad una serena vittoria.
Invece Di Lorenzo e compagni hanno inspiegabilmente gigioneggiato senza affondare i colpi, tenendo inspiegabilmente in vita il Copenaghen, fino allo sciagurato intervento di Buongiorno che ha offerto gentilmente ai danesi il rigore del pari.
Davvero incredibile l’involuzione del centrale del Napoli e della nazionale italiana  che stenta a ritrovarsi su livelli decenti. Non sarebbe comunque giusto gettare la croce su un solo giocatore, perché nella serata del Parken Stadium non c’è praticamente niente e nessuno da salvare, se non la vitalità e lo spirito di Vergara ed il tentativo di Lobotka di dare ordine ad una squadra senza nerbo e lucidità. Oltre, ovviamente al solito McTominay, che ancora una volta aveva tolto le castagne dal fuoco a Conte.
Pur comprendendo la grave emergenza numerica, francamente risulta incomprensibile che Conte abbia mandato in campo nel finale di una partita così importante, gente come Lang e Lucca che sono oramai agli occhi di tutti completamente fuori dal progetto tecnico. E difatti il loro ingresso non ha fatto altro che aggiungere confusione su confusione.
Quel che oramai pare certo è che gli azzurri, allenatore in primis (la storia parla chiaro) hanno dimostrato di non essere squadra di dimensione europea: manca il ritmo, manca la voglia di aggredire sempre e di imporre il proprio gioco, manca tutto quello che, ad esempio, mette in campo da anni una squadra come l’Atalanta.
E adesso? Juventus e Chelsea sono due prove d’appello che non ammettono ulteriori passi falsi. Saprà il Napoli rigenerarsi in così pochi giorni? Spalle al muro questa squadra ha sempre dimostrato di avere nelle proprie corde il guizzo di orgoglio dei Campioni d’Italia ma, al netto del solito alibi delle tante assenze, c’è da chiedersi perché in cinque mesi il Napoli non abbia mai trovato continuità di gioco e prestazioni.
Juventus e Chelsea, Antonio Conte è atteso da un doppio brivido decisivo con il proprio passato. Per capire se il sogno azzurro ha ancora un futuro.
ADV
ADV