Copenaghen-Napoli, la presentazione

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C’è una certa affinità tra la statua della Sirenetta, simbolo di Copenaghen, e il Napoli. All’opera dedicata alla fiaba di Hans Christian Andersen, nel corso degli anni, una volta hanno tolto la testa, un’altra un braccio, un’altra ancora l’altro braccio ma ogni volta è stata rimessa in sesto ed è sempre lì sulla roccia sul lungofiume di Langelinie all’ingresso del porto.

Così al Napoli stanno venendo meno tutti i pezzi uno ad uno, dieci piccoli indiani e non rimase (quasi) nessuno. Eppure, con grande fatica e qualche inciampo gli azzurri sono ancora lì, in corsa per tutti gli obiettivi, in bilico tra una stagione trionfale e un’annata deludente. “Pensiamo a chi c’è e cerchiamo di trovare soluzioni senza piangerci addosso” il mantra contiano e non può essere altrimenti.

Con questi chiari di luna il Napoli si appresta a giocare una partita da dentro o fuori nel prevedibile gelo di Copenaghen. I danesi sono tornati clamorosamente in corsa con due vittorie nelle due ultime partite con Kaitat e soprattutto Villarreal in trasferta e possono giocarsi la qualificazione ritrovandosi a pari punti con gli azzurri, partiti con ben altre velleità e prospettive.

La speranza è che Jacob Neestrup, allenatore del Copenaghen, non abbia guardato molte partite del campionato italiano, in particolare quelle tra gli azzurri e Verona e Parma, e provi ad aggredire il Napoli lasciando spazi per giocate e contropiede. In fondo se i danesi covano il sogno di passare il turno, non hanno alternative ai 3 punti, visto che nell’ultimo turno saranno attesi dall’improba trasferta di Barcellona.

Non che al Napoli le prospettive siano molto diverse, perché il girone azzurro si concluderà tra una settimana al Maradona contro i campioni del mondo del Chelsea ( invero un po’ dimessi negli ultimi tempi), tre giorni dopo la visita allo Juventus Stadium, il tutto ovviamente sempre nella totale emergenza.

Mai come questa volta non è difficile ipotizzare la formazione, perché le scelte di Conte sono pressocché obbligate, La speranza è che chi andrà in campo sia conscio dell’importanza della partita e sappia mettere sul prato semisintetico e gelato determinazione e grinta che sono mancate nelle tre precedenti trasferte europee, nelle quali il Napoli ha rimediato tre sconfitte e 10 gol al passivo.

Insomma, è vero che il Copenaghen non è una grande d’Europa e non gioca un match ufficiale dal 13 dicembre (il campionato danese è fermo per la pausa invernale), ma nelle condizioni in cui si trova oggi il Napoli, tra infortunati e giocatori sul piede di partenza (Lang, Lucca e forse Olivera) tornare con tre punti dal Parken Stadium profumerebbe quasi di impresa.

Facile immaginare che i riflettori siano tutti puntati su Rasmus Hojlund, cresciuto calcisticamente proprio nel Copenaghen e leader della nazionale biancorossa, chiamato una volta di più a sostenere sulle sue giovani spalle le speranze europee del Napoli assieme a Scott McTominay, highlander sempre in campo al pari del compare Lobotka. Pare che sia la volta buona che Romelu Lukaku si riaffacci in panchina, ma dopo sei mesi è il caso di gettarlo nella mischia con le temperature sotto zero?

Poi certo nel paese delle favole, chi ci impedisce di sognare che nel gelo di Copenaghen la partita la decida uno scugnizzo di Frattaminore?

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