Como-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Meglio pareggiare che perdere” diceva il saggio Vujadin Boskov. “Se non possiamo vincere, non dobbiamo perdere” ha detto ieri nel finale Antonio Conte a Spinazzola che aveva osato spingersi troppo oltre il centrocampo. Pillole di italica concretezza in un calcio moderno che va in tutt’altra direzione.

Ecco, in una partita in cui il Napoli non aveva tanto da perdere, si sarebbe potuto pretendere un piglio un tantino più aggressivo e propositivo, ma cambiare mentalità ad una squadra non é una cosa che si possa fare in pochi minuti.
Il pareggio di Como é comunque un risultato che va accolto con moderata soddisfazione: la qualificazione Champions é pressoché in cassaforte e le possibilità di chiudere il campionato al secondo posto sono concrete, tuttavia il Napoli visto soprattutto nel primo tempo lascia una sensazione di incompiutezza. É un peccato che  una squadra con tutto quel talento in campo non sia capace di esprimere un gioco propositivo ma si limiti a difendere e cercare una ripartenza vincente.
Decisamente meglio il secondo tempo, in particolare i venti minuti finali nei quali il Napoli ha preso possesso del centrocampo e ha avuto le occasioni per vincere la partita, anche se il risultato sarebbe stato bugiardo.
Le notizie migliori arrivano dalla difesa: Milinkovic é stato decisivo in un paio di interventi, Rrhamani ha dato fiducia all’intero reparto e salvato un gol sulla linea di porta, bene anche Buongiorno e tutto sommato anche Beukema.
Male invece Lobotka, apparso in netto calo fisico e con le idee annebbiate, mentre McTominay ha battagliato ma non ha trovato il guizzo giusto. Kevin  De Bruyne ha dimostrato ancora una volta di soffrire i ritmi alti e di fatto in tutto il primo tempo non ha toccato un pallone, rendendo inevitabile la sua sostituzione dopo un’ora di gioco. Con Anguissa il Napoli ha ritrovato una maggiore consistenza in mezzo al campo e ha sofferto meno il palleggio del Como.
Alisson ci ha provato senza trovare però la giocata vincente, quella che per poco non ha premiato la solita partita di lotta e di governo di Matteo Politano. Hojlund é stato lasciato a lungo in balia della difesa lariana ma anche lui ha fatto poco per far salire la squadra. La mancanza di una vera alternativa al centravanti titolare alla lunga sta pesando, il danese le ha giocate praticamente tutte ed é arrivato stremato in fondo.
Insomma, un pareggio che non é da buttare ma che non fa fare salti di gioia. Restano tre partite per onorare quello scudetto che ancora per poche ore resterà sulle maglie azzurre: da quel momento dovrà diventare nuovamente il traguardo da raggiungere e per il quale lottare fino all’ultima goccia di sudore.
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