Chi è Quique Setién, il nuovo allenatore del Barcellona

Avrei dato un mignolo per giocare con Johan Cruyff“, ha detto una volta riferendosi al suo modello calcistico. Ora Quique Setién, 61 anni e una carriera spesa nella provincia del calcio spagnolo, ha la grande occasione della sua carriera. Allenare la squadra in cui Cruyff ha lasciato un segno indelebile, prima in campo e poi in panchina. È su di lui che è caduta la scelta della dirigenza del Barcellona per sostituire l’esonerato Ernesto Valverde.  Due volte campione della Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna, ma soprattutto due flop Champions con tremende rimonte subite contro la Roma nei quarti 2017-18 (4-1 all’andata, 3-0 all’Olimpico) e contro il Liverpool nelle semifinali dell’anno dopo (3-0 al Camp Nou, 4-0 ad Anfield). Questo il bilancio di Valverde. Il tutto allontanandosi dalla linea e dallo stile di gioco blaugrana, quello che la dirigenza chiede di rinnovare a Setién. Che ha firmato un contratto fino al 2022.

10 di qualità da giocatore, innamorato di Cruyff

Ex centrocampista centrale, Setién si è sempre detto un seguace della leggenda del Barcellona Johan Cruyff, e chiede alle sue squadre di praticare un calcio basato sul possesso palla, il marchio di fabbrica dei blaugrana. Da giocatore era un 10, molto tecnico e abile con la palla tra i piedi e “meno quando si trattava di rincorrere l’avversario” per sua stessa ammissione. Anche sui social privilegia il pensiero sull’immagine: molto attivo su Twitter, mentre il suo profilo Instagram (con oltre 50mila “seguaci”) ha una sola foto. Lui che indica la direzione ai suoi giocatori. Un chiodo fisso. In campo ha vestito le maglie di Racing Santander, Atletico Madrid, Logrones e Levante, giocando anche tre partite con la nazionale spagnola e facendo parte della lista dei convocati per il Mondiale 1986. Al Barcellona, affrontato 22 volte da calciatore, ha anche fatto due gol: con il Logrones nella stagione 1990/91 e con il Racing Santander nell’annata 1994/95. La carriera in panchina è iniziata nel 2001, a casa, nella sua Santander dove è noto come “El maestro“. Prima esperienza e salto dalla Segunda Division alla Liga. Passa dalla Polisportiva Ejido, ma va via dopo una sola partita. Cambia ancora: Equatorial Guinea, Logrones, fino al Lugo, nel 2009. Ci resta sei anni, porta la squadra in Segunda Division ma nel 2015 decide di affrontare una nuova sfida: valigia in mano direzione Isole Canarie, Las Palmas. È lì che si rivela per la prima volta al grande calcio spagnolo. Undicesimo posto nella stagione 2015/2016, quattordicesimo nell’annata successiva. Numeri che valgono il pass per Siviglia, sponda Betis: in biancoverde riesce a completare l’evoluzione del suo credo tattico, rilevando una squadra che arriva da una stentata salvezza. Mix di esperienza e gioventù, con i rilanci di Joaquin, Bartra e Guardado e la rivelazione Fabian Ruiz, oggi al Napoli, che spicca nella sua gestione. L’annata di esordio è quella dei record, con il sesto posto e qualificazione in Europa League, quella successiva termina in decima posizione con 50 punti. Clamorosamente, non bastano per la conferma nonostante un altro anno di contratto. Curiosità: in carriera ha allenato giocatori passati dal Barcellona come Bartra, Kaptoum, Tello, Sanabria, Araujo, Halilovic e Kevin-Prince Boateng e in Catalogna ritroverà Junior Firpo, laterale difensivo che con lui al Betis ha conquistato le attenzioni blaugrana.

La passione per gli scacchi e il colpaccio al Camp Nou

A 61 anni Setién è di fronte alla vera sliding door della sua carriera. Il Barcellona, la Champions League, la panchina vissuta e valorizzata in passato da Cruyff e Guardiola, la richiesta di un club che vuole recuperare la propria identità e ha scelto lui per farlo. Lui che con la maglia del Racing Santander un gol al Barcellona di Cruyff lo ha anche segnato. Ex calciatore di provincia assai talentuoso, ha sempre sostenuto che la sua vita era stata segnata da un’altra cosa, oltre al Barça di Johann Cruijff: gli scacchi, sport che ama al punto da aver dichiarato di divertirsi di più in questo sport che a guardare il calcio. Se ne è innamorato guardando in tv il Mondiale giocato nel 1972 tra Bobby Fischer e Boris Spassky, ha coronato negli anni il sogno di sfidare due campioni del mondo come Anatoli Karpov e Gary Kasparov. “Sentivo che fosse possibile giocare un calcio migliore ma non l’avevo capito del tutto fino a che non ho visto gli insegnamenti di Cruyff sul campo”, twittava Quique nel 2016. Setién ha lasciato il Betis la scorsa estate, ma nonostante ciò rimane l’ultimo allenatore a potersi vantare di una vittoria in trasferta al Camp Nou, grazie al 4-3 del novembre 2018. Quella partita resta la fotografia della sua idea di calcio, fatta di tanto possesso, ricerca ossessiva della metà campo avversaria e qualche imbarcata. Ha sconfitto il Barcellona giocando da Barcellona: possesso palla e spettacolo, una lezione di tiki taka a domicilio.

Gegenpressing, identità e scarso valore dei moduli

Sul Quique Setién calciatore è stato scritto anche un libro (“El jugador de futbol”, opera di Raul Gomez Samperio), sull’allenatore forse un giorno qualcuno si cimenterà. L’idea di sedere su una panchina prestigiosa Setién l’ha sempre avuta in testa, anche quando da ragazzino lavorava 12 ore al giorno come facchino: nel tempo libero, batteva le cronache delle sue partite su una macchina da scrivere. Parafrasando Maurizio Sarri, anche per il 61enne di Santander “la gioia collettiva è più appagante di quella individuale”. Professa lo scarso valore dei moduli, come Pep Guardiola, e crede nel Gegenpressing, il recupero palla immediatamente dopo averla persa. Quique Setién invita i suoi a occupare il campo in tutta la sua ampiezza. Lo definiscono un allenatore di principi: alto rischio nella costruzione bassa insistita, che attira gli avversari fuori posizione per poi colpirli con più campo a disposizione; linea difensiva alta; formazione continua di triangoli e rombi in fase di possesso palla; occupazione del campo in tutta la sua ampiezza. “Se hai la palla, nessuno ti farà gol, a meno che tu non la punti verso la tua porta – spiega così il suo calcio – ad ogni giocatore piace molto di più il calcio con la palla sui piedi che corre dietro di lui”. Quasi un postulato necessario per una squadra che porta così tanti uomini vicino all’area avversaria. “A molta gente importa solo del risultato e non pensa al calcio come uno spettacolo – il suo credo – nonostante per me sia una professione, amo vedere la mia squadra giocare bene e solo dopo mi preoccupo del risultato“. Nei mesi vissuti lontano dalle panchine, Setién si è goduto la montagna, aggiornando le sue conoscenze guardando partite – comprese quelle giocate dal figlio Laro con la maglia del Sant Andreu, piccola realtà cittadina di Barcellona ai confini del professionismo, in Tercera División- e facendo visita a Guardiola a Manchester.

Quique Setién festeggia una vittoria contro il Real Madrid di Zinedine Zidane – ©Getty

Riparte da Gattuso ma è la bestia nera di Zidane

Ci sarà un pizzico d’Italia nel principio di avventura di Setién a Barcellona. Il suo esordio da allenatore in Champions League infatti avverrà negli ottavi di finale di Champions League contro il Napoli allenato da Rino Gattuso. Lo stesso collega incrociato nell’autunno 2018 in Europa League alla guida del Betis nel corso della fase a gironi, quando Ringhio allenava il Milan. Quel Betis vinse a San Siro per 2-1 grazie alle reti di Sanabria e Lo Celso (di Cutrone il gol per i rossoneri), mentre al ritorno finì 1-1 con le reti di Lo Celso e Suso. Questa volta come finirà? Se lo chiede anche Zinedine Zidane, suo avversario per il titolo nella Liga alla guida del Real Madrid. Setién ha infatti sconfitto per due volte il francese alla guida delle merengues. Se anche in Spagna vale il detto “non c’è due senza tre”, allora occorrerà cerchiare in rosso la data dell’1 marzo, quando Real Madrid e Barcellona saranno avversari al Camp Nou.

L’Italia sfiorata: Cassano lo aveva suggerito a Ferrero per la Samp

Il presente gli riserva una delle panchine più pregiate al mondo ma nell’estate 2019 Setién ha “rischiato” di incrociare la Serie A. Più precisamente, la Sampdoria: quando la dirigenza blucerchiata era impegnata ad individuare il sostituto di Marco Giampaolo in panchina, Antonio Cassano aveva suggerito a Massimo Ferrero proprio il nome di Quique, fresco di addio con il Betis Siviglia. La scelta del club doriano era ricaduta poi su Eusebio Di Francesco, esonerato a inizio ottobre e sostituito da Claudio Ranieri. Ora Setién allena il Barcellona, segno che Cassano, fresco di conseguimento del patentino da direttore sportivo, ci aveva visto lungo.

Pazzo di Messi e Busquets: la dedica del centrocampista

Dalla sua, Quique Setién avrà di sicuro Leo Messi. Coronamento di un amore calcistico che l’allenatore 61enne non ha mai nascosto davanti a microfoni e telecamere. “Ho visto tanti giocatori straordinari, ma mai stare a livelli così alti come lui” è l’investitura più celebre. “Non ho mai visto giocatori con questa continuità, è decisivo in tutte le partite: è un privilegio vivere nella sua epoca calcistica“. E ora anche lo stesso campo, gli stessi allenamenti e gli stessi traguardi da condividere con quello che Quique ritiene il più grande giocatore della storia. Stima, che sarà ricambiata alla prova del campo. Certa è anche quella di Setién per Busquets. In occasione della famosa vittoria per 3-4 al Camp Nou, Setién chiese al numero 5 blaugrana la sua maglia: “Vorrei che me la dedicassi, che devo farci un quadro”. Risposta positiva, con tanto di dedica, testimoniata su Twitter: “A Quique, con stima e ammirazione per la tua visione del calcio”. Un anno e qualche mese dopo, si ritrovano. Setién ha una missione: dopo essere stato l’ultimo a vincere da avversario al Camp Nou, ora quello stadio deve conquistarlo sul serio.

fonte: sport.sky.it