Bruscolotti: “Che impresa.. Allodi fu super. Noi… grandi”

Uno scudetto è per sempre e poi il primo «amore» non si scorda mai. Trent’ anni domani da quel fatidico 10 maggio 1987. il giorno di un traguardo storico, raggiunto grazie al presidente Ferlaino, al tecnico Bianchi e a un gruppo di calciatori capitanato da Maradona. A cedere la fascia al Pibe de Oro fu Beppe Bruscolotti, per tutti ancora oggi il Capitano. Ripensando a quei momenti vengono i brividi: «Le immagini della festa le avete viste tutti, ma il 9 maggio 1987 per me resta indelebile. Andammo al cinema e quando rientrammo in pullman a Soccavo, nel centro sportivo della società, c’ era gente che piangeva, cantava, urlava, baciava i vetri. Ecco quell’ immagine non potrò mai dimenticarla».

LA NOTTE Per Bruscolotti la notte prima dello scudetto fu logicamente insonne, quando la racconta gli sembra di riviverla: «Mi passò davanti tutto il film della mia lunghissima esperienza in azzurro (511 presenze con il Napoli, nessuno come lui, ndr). Prima dell’ arrivo di Maradona ero convinto che non avrei mai vinto lo scudetto e invece quel traguardo era ad un passo. Alle 6 del mattino bussai ad ogni stanza e trovai quasi tutti svegli. Ricordo che dissi ai miei compagni: “Vi rendete conto di cosa ci aspetta?”. La realtà comunque superò l’ immaginazione». Altri tempi, forse un altro calcio. Eppure per Bruscolotti il segreto per vincere è sempre lo stesso, il gruppo: «Quello scudetto fu del presidente come del magazziniere. Non è una frase di circostanza, eravamo davvero uniti. Però, dei meriti particolari vanno attribuiti ad Italo Allodi, il vero colpo di mercato di Ferlaino oltre all’ acquisto di Maradona. Fu fondamentale per allestire quella squadra, per convincerci che stavamo diventando grandi e che eravamo pronti a scrivere la storia del Napoli».
LA SVOLTA Ecco, con l’ arrivo del Pibe de Oro cambiò soprattutto la mentalità della squadra. Poi arrivò il celebre 1-3 di Torino contro la Juve e cambiò anche la storia di quel campionato: «Anche al Napoli di oggi servirebbe un’ impresa allo Stadium per prendere consapevolezza dei propri mezzi – spiega Bruscolotti -. Per noi quel successo fu decisivo. Giocammo un secondo tempo superlativo e capimmo che eravamo realmente in condizione di poter fare qualcosa di straordinario». Qualcosa che trent’ anni dopo ancora mette i brividi. Ecco perché tutti a Napoli hanno gran voglia di celebrare quello scudetto e di vincerne uno nuovo: «Non credo che si possa festeggiare una ricorrenza così importante in differita – conclude Bruscolotti – e non vedo l’ ora di riabbracciare i vecchi compagni che rivedrò per l’ occasione. Cosa serve per arrivare di nuovo al tricolore? Manca davvero poco, forse occorrerebbe “un’ anima napoletana” Nel nostro gruppo c’ erano tanti ragazzi campani arrivati dal settore giovanile. Se questo Napoli investisse finalmente nel vivaio si troverebbe in casa dei ricambi già pronti per aumentare la qualità della rosa».

fonte: Gianluca Monti per La Gazzetta dello Sport del 9 maggio 2017

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