Bologna-Napoli, la presentazione

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Per una volta, come ai bei tempi, si torna a giocare di domenica alle tre. “Con un’aria da commedia americana, sta finendo anche questa settimana” canterebbe un poeta e tifoso bolognese con il sangue napoletano che delizió il mondo “su una vecchia terrazza, davanti al golfo di Surriento”.

Bologna “la Dotta” chiama Antonio Conte ad una nuova  lectio magistralis di gestione del gruppo e ripartenza dopo uno stallo pericoloso, leggasi due 0-0 consecutivi casalinghi.
Il tecnico azzurro non le ha mandate a dire, prima e dopo il match di Champions contro l’Eintracht,  con i suoi toni – A modo mio quello che sono l’ho voluto io  – e le sue tecniche per indirizzare messaggi ai giocatori e all’ambiente.
Bologna è uno snodo cruciale, perché arriva, come detto,  dopo due prove non del tutto convincenti ma con il desiderio di chiudere questo ciclo di ferro ancora in testa al gruppo. È vero, “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino” ma è abbastanza prevedibile che la squadra di Vincenzo Italiano potrà  creare più di qualche difficoltà agli azzurri.
Il Napoli, per una volta, ha un indubbio vantaggio: il Bologna ha giocato giovedì sera in Europa League, quindi ha ben due giorni di riposo in meno degli azzurri. Italiano contro i tedeschi del Brann ha schierato quasi tutti i titolari ( solo Orsolini e Odgaard   non sono partiti dall’inizio, entrando solo nel finale) e inoltre i rossoblu sono stati costretti a spendere molte energie giocando per 70 minuti in inferiorità numerica.
I presupposti per una bella sterzata ci sono tutti ma, caro Napoli “Dimmi dimmi che razza di bestia sei?”  La squadra lenta e prevedibile in fase offensiva vista nelle ultime uscite o la banda di pirati assettati di sangue pronti a “dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato” ?

La verità è che Conte, ora che ha ritrovato con il pieno recupero di Buongiorno e Rrahmani la solidità del muro difensivo,  deve necessariamente suggerire agli esterni di trovare più coraggio nell’uno contro uno rischiando la giocata per provare a far saltare gli equilibri avversari. Va bene la lotta, va bene il sacrificio ma per arrivare lontano alla lunga ci vuole qualità.

Lucio, assieme al suo amico e presidente onorario rossoblù ha cantato pure questa : “Anche gli angeli, capita a volte sai si sporcano ma la sofferenza tocca il limite”.
Il Bologna  non farà le barricate in stile Eintracht perché le squadre di Italiano amano giocare e sanno anche farlo alla grande. In attesa che esploda Rowe, l’acquisto più caro dei rossoblu ma fin qui oggetto misterioso, Cambiaghi e Odgaard si stanno confermando felicissime intuizioni e davanti Santiago Castro sta crescendo a velocità esponenziale. Ovviamente dalle parti di Olivera (o Gutierrez) bisognerà stare “Attenti al lupo” anzi all’Orso, al secolo Riccardo Orsolini professione attuale capocannoniere del campionato e in stato di grazia, anche se una sua sforbiciata al minuto ‘94 di una serata  di Pasqua ha reso il capitano rossoblu particolarmente caro dalle nostre parti.
Lucumì e Heggem non stanno facendo rimpiangere il napoletano Beukema e anche gli esterni difensivi si stanno dimostrando versatili e efficaci in entrambe le fasi. La diga Moro-Ferguson è una garanzia e per McTominay il derby scozzese potrà avere effetti decisivi sull’esito della gara.
Si attendono importanti progressi da un punto di vista fisico da Lobotka in modo da poter dare più vigore e rapidità alla manovra azzurra, sperando che Politano abbia recuperato un po’ di slancio e che dall’altra parte  Elmas, Neres e Lang, chi dall’inizio e chi subentrato, riescano ad essere efficaci.
A Napoli si respira un’atmosfera un po’ strana tra scetticismo e speranza. È vero che la squadra non ha ancora convinto a pieno però, nonostante i tanti infortuni in uomini fondamentali è pur sempre prima in classifica e ancora in piena corsa per superare la prima fase in Champions.
Insomma, non è il caso di fasciarsi la testa e“ Chissà chissà domani su che cosa metteremo le mani”. 
Bologna dunque, per tentare un grande colpo, per provare la prima fuga e lasciare che le altre intravedano da lontano il Napoli solo “nella bianca scia di un’elica”.
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