
Senza soldi non si cantano messe e senza gambe non si va da nessuna parte.
Dopo pochi scampoli di partita è stato subito chiaro che la notte del Da Luz sarebbe stata una lunga e lenta agonia: Napoli sempre in ritardo sulla palla, mentre i portoghesi pressavano e spingevano con costanza senza nemmeno rischiare la giocata.
Dopo appena un quarto d’ora gli azzurri avrebbero potuto trovarsi sotto di due gol ma solo la sciaguratezza degli attaccanti lusitani ha tenuto in vita Di Lorenzo e compagni. Alla terza clamorosa chance il Benfica è passato e buonanotte ai suonatori.
Per una ventina di minuti gli azzurri hanno provato ad imbastire una sorta di reazione, ma appena subito il raddoppio ad inizio della ripresa, nonostante il cambio di assetto con gli ingressi di Spinazzola e Politano, la partita è praticamente finita. Troppo esperto e furbo il Benfica che, con un vantaggio rassicurante, ha sapientemente giocato con il cronometro per portare a casa un risultato decisivo per continuare a inseguire la qualificazione.
Atalanta-Qarabag-Roma-Cagliari-Juventus-Benfica in 19 giorni, giocando praticamente con gli stessi uomini: basta questo semplice dato a giustificare la prova scialba del Napoli a cui deve aggiungersi la circostanza che il Benfica ha avuto a disposizione ben due giorni di riposo in più, che – checchè ne dica Mou – possono fare tutta la differenza del mondo.
Conte avrebbe potuto fare qualche cambio in più rispetto alla formazione di domenica sera? Probabilmente no e dunque c’è poco da recriminare.
Fare a meno, in particolare in una notte europea decisiva, di gente come De Bruyne, Anguissa, Lobotka e Lukaku non può essere una sciocchezza, e se poi mancano anche rincalzi importanti come Gutierrez e Gilmour (e in più Marianucci e Mazzocchi non possono essere utilizzati in Champions) è evidente che la coperta è decisamente corta e diventa fisiologica arrivare “cotti” alla sesta partita di livello in pochi giorni.
Sin qui i legittimi alibi, poi però bisogna onestamente riconoscere che agli azzurri sono mancate anche lucidità e personalità.
Lucidità, perché sapendo di essere a corto di energie, la squadra avrebbe potuto assumere un atteggiamento più accorto in avvio per contenere l’inevitabile spinta iniziale dei portoghesi, e magari giocarsi la partita nella ripresa.
Personalità, perché tre sconfitte su tre trasferte di Champions (oltre quelle in campionato) diventano molto più che indizi di una difficoltà ad affrontare campi ostici senza l’abituale protezione del Maradona.
Va dato atto a Josè Mourinho di essere riuscito magnificamente a far andare la partita dove voleva lui. Il Benfica non ha sbagliato nulla da un punto di vista tattico, comprendendo perfettamente quando era il momento di spingere e quando di rifiatare. La scelta di Ivanovic al posto di Pavlidis ha destabilizzato i centrali azzurri, Rios e Barreiro hanno fatto ammattire il Napoli, ma il reparto in evidente difficoltà è stato senza dubbio il centrocampo. Raramente abbiamo visto McTominay così dimesso, in colpevole ritardo su entrambi i gol dei portoghesi, mentre ad Elmas non può chiedersi di cantare e portare la croce.
Stavolta anche Milinkovic Savic ci ha messo del suo: un passaggio sbagliato ha quasi regalato un gol al Benfica, sul primo gol è rimasto sorpreso a guardare e sul secondo il suo immobilismo sul primo palo ha sinistramente ricordato quanto accaduto sul gol di Yildiz domenica sera.
Conte ha provato a mischiare le carte cambiando uomini e modulo nell’intervallo ma l’energia messa in campo dagli azzurri è stata troppo poca. È mancata anche la scintilla che potesse far riaprire la partita: Neres è quello che indubbiamente ci ha provato di più, Lang si è visto pochissimo, mentre Hojlund è rimasto stretto nella morsa di Otamendi e compagni finendo per estraniarsi a poco a poco dalla partita.
Insomma, il Napoli lascia Lisbona con tanta saudade: una brutta serata che era abbastanza nell’aria e il cammino europeo che si complica terribilmente seriamente. La buona notizia è che i 180 minuti decisivi si giocheranno a fine gennaio, quando si spera che la rosa del Napoli sarà tornata ad arricchirsi di qualche petalo pregiato.
Adesso però è ancora tempo di serrare i ranghi perché Udine è già dietro l’angolo e c’è un primato da difendere con le unghie e con i denti.



