Al 96’ ruggisce Lukaku: il Napoli piega Verona e ritrova il suo gigante

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Verona accoglie il sabato azzurro con un cielo limpido e un vento leggero che attraversa le strade attorno al Bentegodi. I tifosi del Napoli, almeno quelli non residenti in Campania, arrivano presto, molti in giornata, qualcuno già dalla sera prima. Sciarpe al collo, caffè bevuti in fretta, discussioni sulle scelte di formazione e su quella domanda che circola ovunque: “Segnerà oggi Lukaku?” L’assenza lunga del centravanti pesa nell’umore collettivo. È una partita che sembra semplice sulla carta, ma nessuno si fida davvero. Il campionato insegna che ogni campo può diventare scivoloso. Quando le squadre entrano in campo alle 18.00, il settore ospiti è una macchia azzurra compatta, pronta a spingere.

Partenza lampo: Højlund accende l’azzurro

Il Napoli sorprende tutti. Dopo appena 2’ Højlund trova il varco giusto e porta in vantaggio gli azzurri. Un’esplosione immediata nel settore ospiti: bandiere che si alzano, abbracci stretti, cori che coprono il boato del Bentegodi. È il miglior inizio possibile. Sugli spalti si respira entusiasmo, quasi incredulità per una partenza così rapida. Il Napoli sembra in controllo, gestisce il possesso, tiene il campo con sicurezza. Il primo tempo scivola via con la sensazione che la gara sia nelle mani degli azzurri. Ma tra i tifosi più esperti c’è sempre quella prudenza che nasce da mille partite vissute: “Finché non la chiudi…”

Il pareggio che riapre tutto

Nella ripresa il ritmo cambia. Il Verona cresce, aumenta l’intensità e il pubblico di casa spinge con forza. Il Napoli arretra di qualche metro, forse troppo. Al 65’ arriva il pareggio di Akpa Akpro. Il Bentegodi esplode, mentre nel settore ospiti si alzano mani nei capelli e sguardi increduli. È il classico gol che cambia l’inerzia emotiva della partita. I minuti scorrono veloci, carichi di tensione. Il Napoli prova a reagire, ma l’ansia inizia a farsi sentire anche sugli spalti. Ogni pallone perso strappa un gemito, ogni occasione mancata fa sospirare.

Il recupero infinito e la zampata che libera tutto

Si entra nel recupero con il punteggio ancora fermo sull’1-1. I tifosi azzurri non smettono di cantare, ma la voce è tesa, quasi implorante. Al 96’, quando ormai molti pensano che la partita sia scivolata via, succede quello che tutti aspettavano. Lukaku, entrato un quarto d’ora dal fischio finale, trova lo spazio, la luce, la zampata. Il pallone finisce in rete. Per un attimo c’è silenzio, come se nessuno volesse credere ai propri occhi. Poi il settore ospiti esplode in un boato liberatorio. Lukaku corre verso i compagni, si toglie la maglia, le braccia larghe, mentre sugli spalti c’è chi piange, chi ride, chi resta immobile con le mani sul volto. Poco importa per il “giallo” dell’arbitro Colombo: è il ritorno al gol dopo una lunga assenza. È un urlo personale e collettivo insieme.

Dopo il fischio: applausi e speranze ritrovate

Al triplice fischio il Napoli porta a casa un 2-1 che sa di vittoria pesantissima. I giocatori vanno sotto il settore ospiti, Lukaku è il più applaudito. I tifosi cantano il suo nome con una convinzione che sa di rinnovata fiducia. Fuori dallo stadio, tra le strade veronesi che si svuotano lentamente, i commenti si mescolano all’adrenalina ancora alta. “Partita sofferta”, “Tre punti d’oro”,ma soprattutto una grande speranza “È tornato Big-Rom!”. Nel viaggio di ritorno verso Napoli c’è stanchezza, ma anche quella dolce sensazione che solo i gol al 96’ sanno regalare. Perché certe vittorie non sono solo tre punti: sono un’iniezione di cuore, di fiducia, di futuro.

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