Monza-Napoli, l’analisi del giorno dopo

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Una salutare boccata d’ossigeno.

Il Napoli torna da Monza con tre punti salvifici, quattro gol e buone sensazioni ma, attenzione, non è tutto oro quello che luccica.
Nel primo tempo si sono viste tutte le contraddizioni del Napoli made in Allegri: passato rapidamente in vantaggio, ancora una volta gli azzurri hanno  fallito due occasioni clamorose per sciatteria, hanno cominciato a rinculare verso la propria area concedendo spazio ed entusiasmo agli avversari ed ecco che sono arrivate le inevitabili sciocchezze difensive che potevano costare ancor più caro del pareggio di Varela se Milinkovic Savic non ci avesse messo i guanti.
Per fortuna ad inizio ripresa il Napoli è sceso in campo con il piglio giusto ed ha piano piano preso il largo con alcune giocate degne del talento e della qualità degli uomini in campo.
Probabilmente Noa Lang ha giocato la migliore partita da quando gioca in azzurro: pochi fronzoli e molta sostanza, tocchi di prima sempre utili e una concentrazione finalmente per novanta minuti. Una rondine non fa primavera ma l’esterno olandese potrebbe essere rivelarsi una risorsa preziosa. Politano è stato decisivo con il suo gol ma troppo passivo in occasione del pareggio del Monza e si è divorato il gol del raddoppio così come contro la Roma aveva fallito il 3-0.
La solita partita di lotta e di governo di Rasmus Hojlund questa volta è stata premiata da un bel gol su invito debruyniano di capitan Di Lorenzo e la doppietta è stata impedita da un miracolo del portiere brianzolo dopo un gran numero del danese ( imbeccato da Lang).
Anguissa e McTominay hanno messo altri preziosi minuti nelle gambe ed è oramai evidente che il Napoli con lo ro due in campo sia tutta un’altra cosa: purtroppo i due saranno chiamati agli straordinari perché la notizia nefasta di Monza è il grave infortunio di Lobotka che verosimilmente mancherà a lungo. Qui non c’entrano preparazione atletica e campi di Castel Volturno, ma un intervento killer di un difensore lombardo, nemmeno sanzionato dal direttore di gara.
De Bruyne è entrato con il piglio giusto, dimostrando che si può essere decisivi anche non partendo titolari se lo spirito è quello propositivo. La difesa invece continua a offrire brividi, ancora una volta si sono visti errori individuali, appoggi semplici  sbagliati, troppo spazio concesso agli avversari centralmente e cross consentiti senza opposizione. Rafa Marin ha trovato il suo primo gol con il Napoli ma Varela lo ha anticipato nettamente sul gol. Buono l’esordio di Marianucci, anche se andrà rivisto.
Se la leggerezza difensiva è il dazio da pagare ad un attacco finalmente scatenato, il gioco potrebbe valere la candela: undici gol in tre partite sono uno schiaffo in faccia di Max Allegri a chi continua a dargli dello speculatore.
Il Napoli insomma non è ancora libero dalle sue contraddizioni, ma nelle ultime tre partite sembra aver imboccato la strada giusta verso un calcio propositivo. Non ha ancora la capacità di reggere il ritmo per novanta minuti ma la crescita di condizione di McTominay e Anguissa potrà essere decisiva. Gli azzurri devono però migliorare proprio nei momenti in cui, per fatica o per merito degli avversari, si è costretti a difendere: lì bisogna essere più aggressivi e lucidi ritornando pienamente allegriani.
Bene così allora, ma senza esaltarsi troppo. Alle porte c’e la trasferta in casa del caro vecchio amico Luciano (se arriva a domenica…) che non se la passa tanto meglio di Max. Napoli e Juve se la giocheranno appaiate al settimo posto, lontane dai fasti di un tempo con la consapevolezza che un nuovo passo falso potrebbe essere fatale.
Ma da Torino il Napoli potrebbe anche spiccare il volo.
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