#10maggio1987 – Emozioni e ricordi griffati Ferrario e Giordano

Alle ore 17.44  del 10 maggio 1987 il triplice fischio finale dell’arbitro Pairetto pose fine alla partita tra Napoli e Fiorentina (1–1 il risultato) e dette il via ai grandi festeggiamenti del popolo partenopeo: il primo scudetto era finalmente realtà. L’impegno, la dedizione, la professionalità di un grande gruppo (giocatori, staff tecnico, dirigenti) è stata premiata. A distanza di 33 anni le immagini di gioia allo stadio San Paolo (sul prato, negli spogliatori, sugli spalti), dei caroselli nelle strade di tutti i quartieri e non solo, generano grande emozione in chi c’era ed in chi ha solo ricordi virtuali di quel tricolore che ha aperto il ciclo completato dalla Coppa Italia, dalla Super Coppa, dalla Coppa Uefa. Riviviamo quella giornata con le parole di due protagonisti: il difensore Moreno Ferrario e l’attaccante Bruno Giordano.

Qual è il vostro primo ricordo, le sensazioni, le emozioni ripensando a quella domenica.

FERRARIO: “La mia mente va sempre al viaggio in pulman dal centro sportivo Paradiso di Soccavo allo stadio. Chi conosce la città sa che pochi chilometri separano i due impianti, ma noi li percorremmo a passo d’uomo e circondati ovunque da tifosi. Fu molto bello, commovente, eccitante. In quegli istanti sapevi che stavi per regalare una felicità grande, indescrivibile a quei supporters che, in ogni settimana precedente di quella stagione, ti avevano manifestato affetto, ti avevano sostenuto, ti erano stati vicini anche nei momenti difficili ed io potevo testimoniarlo essendo stato tesserato nell’estate 1977. Ho, quindi, una lunga militanza in quel club ed ancor oggi sono orgoglioso delle mie 396 presenze che mi rendono il quarto di sempre nella speciale classifica e, sono subito dietro a Antonio Juliano e Giuseppe Bruscolotti che sono napoletani. Insieme abbiamo condiviso annate complicate in cui i fun ci hanno sempre trasmesso carica, voglia e quel giorno li abbiamo ricompensati”.

GIORDANO: “Il ricordo è nitido, sembra ieri e non è retorica. Allora, come oggi, inoltre, era la festa della mamma e rievocare quei momenti è ancor più piacevole. Un plauso a tutti i tifosi che ci permisero di essere in campo, festeggiare con loro e vedere nei loro occhi la letizia, la felicità. Con noi avevano toccato il cielo con un dito. Una data che resterà scolpita nella storia nostra e della città non soltanto a livello sportivo”.

Per ruolo e per caratteristiche Ferrario non è un bomber, ma in quel campionato segnò proprio nello scontro diretto d’andata contro la Juventus (il 9 novembre 1986 a Torino finì 1–3 per gli azzurri). “I difensori di una volta erano tesserati per marcare gli avversari, restare molto nella propria metà campo e poco in quella altrui. Quel giorno “emigrai” ed arrivò questo gol che considero il segno che qualcosa di grande, imprevisto poteva accadere. Nella vita ci sono sempre quegli episodi inizialmente inspiegabili, imprevedibili, ma che poi innescano qualcosa di positivo. Da calciatore quella rete è stato il mio”.

In quella stagione Giordano segnò 5 gol in campionato e 10 (1 nella finale) in Coppa Italia. “In campionato giocai più per la squadra che per le soddisfazioni personali mentre in Coppa Italia mi sbizzarrii e vinsi la classifica cannonieri. Tornando alla serie A, alla fine riuscii a timbrare il cartellino in altrettante gare diverse, tanto importanti: nelle 2 con il Torino (il 5 ottobre 1986 finì 3–1, il 22 febbraio 1987 al comunale terminò 0–1), nei successi esterni a Bergamo (0–1 l’8 marzo 1987) e contro la Juventus (1–3 del 9 novembre 1986), nella vittoria interna il Brescia (2–1 il 18 gennaio 1987). Quel giorno, al San Paolo, Maradona uscì e pochi minuti dopo ci assegnarono un rigore ed andai io sul dischetto. Il pallone era pesantissimo perché eravamo in parità

Qual è stata la partita che ha fatto capire al gruppo che potesse essere l’anno buono per la conquista dello scudetto.

FERRARIO: “Qualcuno potrebbe pensare alla gara in cui ho segnato, ma non è quella come non ritengo tale la sfida di Bergamo (vinta 0–1 l’8 marzo 1987), sicuramente un campo difficile, particolare. Personalmente giudico chiave l’incontro di ritorno (1° marzo 1987) contro la Sampdoria pareggiato con un rasoterra di Maradona. Fu un match complicato per il caldo e per i meriti dei liguri che ci misero un po’ in difficoltà. Aver recuperato l’iniziale svantaggio è stato importante”.

GIORDANO: “In linea di massima indico 4 confronti: i due successi con la Juventus (1–3 il 9 novembre 1986) e con la Roma (0–1 il 26 ottobre 1986) che giunsero nel girone d’andata, ma soprattutto quelli esterni a Bergamo (0–1 l’8 marzo 1987) e Torino (0–1 il 22 febbraio 1987) che sono due campi difficili. Quei risultati ottenuti in quel modo ed in quel periodo preciso ritengo che sono stati chiave, ci dettero la consapevolezza di potercela fare”.

Per tanti quel tricolore è merito della Magica (Diego Armando Maradona, Bruno Giordano, Andrea Carnevale), ma il calcio è uno sport di squadra. Secondo voi ci sono giocatori poco evidenziati, ma il cui rendimento è stato importante.

FERRARIO: “Indicare Maradona è scontato quanto meritato, poi, ci sono sicuramente Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Ciro Ferrara, ma ci sono ragazzi come me, Giuseppe Bruscolotti, Ciro Muro, Luciano Sola che facendo la loro parte ogni volta che sono stati chiamati in causa ci hanno permesso di conquistare determinati punti. Ritengo che coloro che giocano meno devono sempre dare un contributo pari al loro valore che sommato a quello dei compagni permette alle formazioni di vincere, essere continue nei risultati”.

GIORDANO: “Il più bravo è stato e sempre sarà Diego, ma importante era l’unione del collettivo in campo e fuori. Era un mix tra giocatori più dotati tecnicamente ed altri più sul piano caratteriale. Abbiamo messo insieme le nostre peculiarità e con la personalità abbiamo creato la selezione vincente che ricordiamo sempre”.

 

Proprio oggi il Napoli ha ripreso gli allenamenti individuali nel Centro di Castel Volturno. Nel frattempo il Comitato Tecnico Scientifico, il Governo e la Figc stanno valutando come far riprendere il campionato. Qual è la vostra opinione sul destino della stagione?

FERRARIO: “In questi giorni tutti parlano di calcio, ma in realtà l’attenzione è concentrata sulla serie A che “muove” molti soldi ed impegna centinaia di persone considerando tutti (giocatori, staff tecnico, dirigenti, impiegati e collaboratori a vario titolo) così come tante persone sono coinvolte anche in serie B, C e nelle categorie minori. Per poter prendere una decisione precisa bisognerebbe conoscere tutto sul virus, sulla sua diffusione in Italia, sui contagiati e noi non abbiamo questa piena padronanza della situazione e della materia. Per l’importanza economica del campionato è giusto riprenderlo ed ultimarlo, ma io non sono pienamente d’accordo. Ritengo che sarà sempre un torneo strano, con la lunga pausa che influenzerà il rendimento dei singoli giocatori e di conseguenza delle squadre. Ricordo che i calciatori sono sempre uomini come tutti noi, con pensieri, preoccupazioni, problemi che noi non sappiamo. Sarà difficile giudicare i prossimi risultati e l’aggiudicazione dello scudetto, della Champions League e dell’Europa League che l’Uefa vuote ultimare ad agosto”.

GIORDANO: “E’ difficile esprimersi. Ci vuole sicurezza, anche un pochino più di coraggio da parte di tutto l’ambiente perché, purtroppo, con il virus bisognerà conviverci prima di tornare alla normalità che avevamo sino a 3 o 4 mesi fa. Se ci sarà il ritorno con il Barcellona andrà affrontato nella maniera giusta. All’andata la squadra ha dimostrato di potersela giocare. Mi auguro che tutto possa andare bene”.