I nodi vengono sempre al pettine

L'Italia ospitera' la fase finale dei Campionati Europei Under 21 di calcio nel 2019

L’eliminazione dell’Italia nel playoff mondiale con la Svezia ha sconfortato tutti gli appassionati di calcio di questo Paese. Non partecipare alla competizione iridata per la nazionale quattro volte campione è un’indescrivibile umiliazione, ma nulla accade per caso. Quanto successo tra venerdì e ieri è la più logica delle conseguenze di politiche scellerate condotte dal sistema calcio italiano negli ultimi vent’anni. La generazione dorata dei vari Del Piero, Totti, Cannavaro e Nesta, nonché quella talentuosissima dei Pirlo, Gattuso, Zambrotta e Buffon erano figlie della gestione eccellente dei vivai attuata fino agli anni ’90. Dalla sentenza Bosman in poi, l’apertura totale agli stranieri inizialmente penalizzò poco la crescita dei giovani italiani, visto che nei primi anni successivi alla rivoluzione calcistica arrivarono in Italia solamente giocatori di alto livello, che anzi aiutarono il movimento a migliorare. Dal duemila in poi, però, le acrobazie finanziarie di società disposte a tutto pur di vincere subito aprirono l’era del declino. Bilanci truccati, plusvalenze fittizie e stipendi gonfiati inaugurarono un’epoca, che non è ancora terminata, nella quale contava e conta solamente l’oggi. Il domani non interessava e non interessa a nessuno. Avere basi solide, strutture all’altezza del mondo del professionismo e un settore giovanile florido non è stato e non è ritenuto di importanza primaria. Pur di risparmiare una manciata di euro, le società sceglievano bidoni stranieri a promettenti italiani, lasciando che i vivai si mantenessero da soli, senza la dovuta “manutenzione”. Calciopoli sarebbe potuta essere la svolta per correggere ciò che di sbagliato c’era, ma nel mondiale tedesco l’Italia poté campare di rendita, visto che in campo scesero quei campioni generati dalla gestione efficace del ventesimo secolo. Pertanto, la grande occasione di svoltare fu persa del tutto, affogata nell’entusiasmo del quarto titolo mondiale. Il rigore di Grosso, da questo punto di vista, ha regalato un’estate di gioia e ha portato in dote almeno dodici anni di oblio. Da quel nove luglio in poi, le cose sono andate come dovevano andare. Fallimenti, scandali finanziari e legati al calcioscommesse, partite truccate, campionati poco interessanti, fuga di campioni verso lidi più attraenti, calo degli spettatori. La Germania ha viaggiato a velocità doppia rispetto all’Italia, anche nel pallone, costringendo le grandi di serie A ad accontentarsi di tre posti in Champions. Pertanto, l’elezione a padrone del football di Carlo Tavecchio, in questo momento di gran lunga l’uomo più potente del calcio italiano, è solo la diretta conseguenza dell’evoluzione di un sistema incapace di realizzare che il malaffare, se abbinato all’approssimazione, a lungo termine porta al fallimento. I tanti problemi che ci sono ci sarebbero stati anche se la nazionale di Ventura avesse sconfitto la Svezia. Magari adesso qualcuno proverà a risolverli, anche se è estremamente più probabile che finisca tutto all’italiana. Tanta indignazione, tante riunioni, tante chiacchiere e nessuna vera decisione.